Il Canto di Psiche, Caresse

Nell’adagio dell’acqua

ho accolto il tuo volto d’inverno.

Si rivelava così la prima carezza

dei giardini del mio lemma:

chador di terra rossa su velature diafane.

Il crespato di questi affluenti

– il tuo respiro-

ricorda, come una confessione,

il riverbero delle nostre mani

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Il Canto di Psiche, Miroir

Non c’era altro,

solo gli sguardi obliqui di questo fiume.

Le ginocchia e il grembo delle cappelle in preghiera,

sulle pietre di questi archi,

erano gli arti d’acqua del mio selciato

che si distendevano sul vociferare delle campane.

Tutti capovolti nella radice della premura,

nella fatica dei ritratti,

nella follia del riconoscimento.

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Il Canto di Psiche, Hydruntis

Stringevi tra le mani un velo,

la metafora di una promessa,

e poi un silenzio,

l’araldica del sottosuolo.

Il bianco è genealogia di iniziali,

quelle che ancora annodo sulla gola,

quelle che gravano sulla terra che ho nutrito.

Sotto i polsi si levigano vertigine, anfratti, porti

come pure i rosoni ambra del tuo avorio

-era specchiata lì la tua immagine

                                                               (risuona lo scacco del bulino)-.

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Il Canto di Psiche. I giardini di Rohi

Nel giardino, oltre la collina Rohi, le genti dialogavano della ricerca del Sé come se fossero in colloquio, pur non essendo gli uni accanto agli altri. I copricapi bianchi erano uguali per murshid e sheik, come una verità di pensiero che s’innalzava dalle loro ombre proiettate sulla terra sacra. Il cielo era attraversato da una pioggia, benedizione veritiera e pura, o invocazione. Tra i presenti mi chiedevo se ci fosse un passaggio tra gli anfratti che intravedevo, quelli forse già naturalmente predisposti al pellegrinaggio o alla catarsi. Le parole che risuonavano erano intellegibili e facevano eco tra i vasi sui quali le donne erano chine. Coperte da veli senape, travasavano cenere e sabbia come un passaggio tra vita e morte, assieme alle gocce di pioggia raccolte dopo un anno di secca. I loro recipienti erano uno specchio, simile a quello dei mendicanti e gli occhi delle donne sembravano a tratti perduti. I canti dei loro bambini erano un sottofondo dolcissimo tra le pieghe delle loro mani, volteggianti tra il cielo, come vele spiegate e tra quei giardini, così chiari e verdi da sembrare un altro orizzonte. Continua a leggere “Il Canto di Psiche. I giardini di Rohi”

Il Canto di Psiche. Dal fiume

Davanti al nostro sguardo c’è un fiume mosso dal vento, s’increspa ma sembra immobile. Più in là donne e uomini in processione con le mani ruvide, fin troppo per intenderne la preghiera. In quella folla si avverte un pianto o forse una nascita. Qualcosa si spezza, avviene una rottura che risuona come invocazione. È il momento dell’esodo, le acque arrivano ai nostri piedi e tutto è rivestito da un velo -lo stesso che lambiva la fronte dei farisei- . Continua a leggere “Il Canto di Psiche. Dal fiume”

Il Canto di Psiche, L.X

Cara, sono io, mi riconosci? Forse penserai che questo silenzio, frammentato, rotto a tratti, dalla voce flebile sia dovuto -dopo quello che tu credi essere un anno- ad un mio allontanamento. In parte è così, eppure i cieli che mi sovrastano sono gli stessi che ti avevo donato tempo fa e devo dire, che ancora una volta, mi somigliano. In questi specchi ritrovo vertigini altissime e altrettante voragini che mi portano nuovamente insonnia , accompagnate dal tremore che, da queste mie arterie, si ramifica sino alle mani. Sento il peso di un sentimento che trattengo a fatica, che non so mai definire, che mi trascina in moti d’acqua (i soliti) che io seguo in modo discontinuo, cercando, a mio modo, di rallentare. E’ ciò che sto facendo, pur sembrando arenata in parole che, in fin dei conti, non somigliano mai alla profonda verità che vorrei plasmare. Confesso di aver paura di lasciarmi andare, di abbattere, con le mie correnti, gli argini che avevo costruito. Dopo il nostro saluto, mi sentivo come un corpo morto che galleggia, in balia delle maree, così disorientato e immensamente piccolo da poter solo preferire la stasi. Continua a leggere “Il Canto di Psiche, L.X”

Il Canto di Psiche, Mars

Un silenzio permea le strade:
è il solo canto di uccelli
a rompere l’alba.
Tu non sei che in quel nero frammentato
che preannuncia di già
la via Crucis del giorno.
Piena di nodi come di trame
che le generazioni hanno aggrovigliato
sulla tua fronte
-così hai sempre creduto-.
Respiri in affanno,
con le vesti colme di acqua
[quella che un tempo
ti aveva dato la vita]. Continua a leggere “Il Canto di Psiche, Mars”

Il Canto di Psiche, Madre.

Non cercavo che le mani,
tra i vetri rotti a metà dalla luce,
nelle cattedrali:
le mie mani.
Chiuse a croce sul tuo petto
d’acqua,
come a guardare le perle
confondersi nel tuo sguardo
-nell’invito di chi resta,
perduta anch’io come altri-.
Hai ignorato il blu della volta,
porgendo i tuoi piedi
sul velo rosso della Pentecoste,
purificando il mio capo con la tua fronte. Continua a leggere “Il Canto di Psiche, Madre.”

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